Eleonora e la spinta invisibile.

30/11/2017

Quando una figlia all’età di pochi mesi rivela un’improvvisa malattia, la porti in ospedale per lunghe cure lontano da casa e trovi un posto come Casa Ronald, ti viene in mente una sola parola: quella che accompagna da anni il cammino di mamma Gabriella, papà Giacomo e la piccola, splendida Eleonora, oggi di 5 anni. La parola è ‘speranza’. Dopo la nascita del tutto serena, nella loro Torino, mamma e papà si accorgono a 4 mesi che la bimba non è più lei. Iniziano i problemi, il calvario di visite, ipotesi, terapie - ancora in corso - fino al trasferimento al Bambino Gesù di Roma Palidoro. Lì, conoscono quasi casualmente Casa Ronald dove soggiornano a più riprese nell’arco dei 5 anni e dove trovano “amicizia e calore umano nonostante i problemi e i pensieri”, dicono. “La Casa ci fa sentire parte di un’umanità colpita dallo stesso tragico problema!” Ma al tempo stesso incarna la speranza: “Speranza di poterne usufruire nel bisogno. Speranza che la permanenza in Casa si concluda con la guarigione. Speranza di incontrare l’altro e condividere un passo della tua vita”. Perché specchiarsi negli altri è parte del percorso di cura: “L’esperienza può essere più o meno lunga o sofferta ma si torna a casa col ricordo di aver conosciuto un’altra casa, un’altra famiglia, il cuore aperto all’ascolto”. Ed è per questo che la loro più vera, grande speranza è che “il nostro aiuto possa far sorgere tante altre Casa Ronald”.