Ospedale “Sliding Doors”

07/06/2017

Aurelio è un uomo sorridente, socievole, ma da alcuni mesi la sua vita è cambiata accanto alla sua piccola Alice, 7 anni. Ospedale, primo intervento, problema risolto, nuovi dolori, nuovo ricovero, dimessa, di nuovo male, seconda operazione e ancora a casa, ma a gennaio peggioramento: terza operazione stavolta a cuore aperto. Lascerà una cicatrice. “Devi vederla come un ricordo - chiede Aurelio alla figlia – non doloroso, ma della soluzione per tornare al 100%, come prima”. Ogni colpo di tosse è un dolore, ancora difficoltà, nuovo trasferimento. E in tutto questo, notti sui divanetti dell’ospedale, alberghi, ferie e permessi bruciati, la famiglia nomade. Si chiedono “Quanto durerà? quando torneremo a casa?”. Dentro e fuori, l’ospedale sembra avere le porte girevoli, ma un giorno una porta che si apre cambia la loro vita come in Sliding Doors. È l’ospedale stesso a comunicare loro che c’è posto a Casa Ronald Firenze dove li aspettano a braccia aperte. Alice entra di nuovo in sala operatoria, ma stavolta non emerge nulla di grave: da qui a 10 giorni torneranno tutti a casa. “A Casa Ronald ho trovato, oltre a un alloggio, dei servizi che potevano pesare economicamente: in questo sono fortunato”. Qui Aurelio ha conosciuto altre famiglie rendendosi utile: esperto nelle questioni burocratiche per l’accesso alle varie forme di sostegno dello Stato, dà indicazioni ad altri ospiti, seguendoli passo passo. E conclude: ”Sosterremo sempre un’organizzazione come questa, lo facciamo per tutti coloro che ne avranno bisogno dopo di noi.”